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Lo sportellone di una misteriosa astronave si apre. Un raggio antigravitazionale raggiunge i monumenti appena riemersi dal mare in burrasca. Il Ponte di Rialto, la Basilica di San Marco, il Ponte dei Sospiri. I monumenti più celebri di Venezia vengono attirati a bordo. Al sicuro. Finalmente. Sarà questa la soluzione finale? Quella immaginata dall’autore del video de “La Serenissima”, il celebre brano dei Rondò Veneziano? In questo scenario futuristico non ci sono tracce del MOSE. Avrebbe dovuto salvarla lui Venezia. Cosa è successo?

Speriamo che il regista di “La Serenissima” non abbia poteri di veggenza. Nel 1981, anno in cui viene pubblicato questo brano, il MOSE non era ancora stato progettato. Il problema della laguna era emerso nel 1966 quando, nel mese di novembre fu registrato un innalzamento del livello del mare fino a 194cm. Il più alto mai raggiunto. La cosiddetta “acqua granda”.  Il 12 novembre scorso il livello si è fermato a 187cm. Nel 1966 cominciò ad essere chiaro che si doveva salvare Venezia. Eventi del genere sarebbero stati sempre più frequenti. Ci si doveva “affrettare”. Dovettero passare 36 anni per arrivare al progetto definitivo. Ne sarebbero stati necessari altri 19 per completare l’opera. E’ previsto che il MOSE sia completato nel 2021. Dall’idea al collaudo sarà trascorso un tempo lunghissimo in termini di evoluzione tecnologica. L’opera che nascerà sarà probabilmente già obsoleta. Potrebbe funzionare, ce lo auguriamo, ma è possibile che con le nuove conoscenze tecniche si sarebbe potuta realizzare un’opera più efficiente e con un minor impatto sull’ecosistema lagunare.

I cambiamenti climatici renderanno queste eccezionali condizioni meteo sempre più frequenti fino ad assurgersi al livello di normalità. Una normalità alla quale non ci si può rassegnare. Il 28 novembre il Parlamento Europeo ha dichiarato l’emergenza climatica ed ambientale in Europa e nel mondo. Gli stati membri dovranno impegnarsi concretamente nell’intraprendere misure per “combattere e contenere tale minaccia prima che sia troppo tardi”, si legge nella risoluzione approvata dall’europarlamento. Il 02 dicembre a Madrid è cominciata la Conferenza mondiale sul clima (Cop 25) preceduta dalle manifestazioni dei giovani del Fridays for future del 30 novembre. Da ogni parte si chiede di muoversi con urgenza. Si deve evitare, ha detto il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres, di passare alla storia “come la generazione che ha messo la testa sotto la sabbia, che si gingillava mentre il pianeta bruciava”. E l’Italia non può evitare di essere tra le nazioni che per prime dovranno avviare progetti efficaci.

Gli effetti dei cambiamenti climatici sul nostro paese potrebbero essere più devastanti che altrove. Dai rilievi condotti dall’ENEA gli eventi estremi in Italia stanno avendo un incremento superiore rispetto ad altri luoghi. Come spiega Gianmaria Sannino, responsabile del laboratorio di modellistica climatica e impatti dell’ENEA “Il livello del Mediterraneo si alza più rapidamente rispetto all’oceano, e soprattutto si scalda. Il che libera più energia nel sistema atmosfera-mare e rende più probabile i fenomeni estremi” come quelli del 24 e 25 novembre scorsi.

L’Italia è un paese fragile. Compromesso da due fattori che finiscono per interagire mettendo a rischio la sicurezza. Cambiamenti climatici ed opere pubbliche fragili sono una combinazione devastante. Il clima butta giù quantità di piogge imprevedibili avviando un alluvione, i piloni che si trovano sulla traiettorie del fiume d’acqua e fango si frantumano facendo precipitare un tratto dell’autostrada che collega Savona a Torino. Il cielo ha inondato il territorio d’acqua scatenando l’evento alluvionale. Il Cielo ha voluto che in quel momento su quel tratto d’asfalto non transitasse nessuno.

Le minacce riguardano tutto lo stivale. Anche Roma. L’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale lancia l’allerta sull’alto rischio idrogeologico della capitale. Un pericolo che interessa “un territorio urbano di 1.135 ettari sul quale vivono e lavorano circa 300.000 persone”. Sotto accusa la scarsa manutenzione e quindi l’inefficienza del sistema fognario. Basterebbe un semplice acquazzone a scatenare gravi disagi.

I cambiamenti climatici stanno mettendo a nudo le debolezze infrastrutturali del paese. E’ necessario un impegno vigoroso e responsabile. Senza se. Senza ma. Chi si deve occupare dell’emergenza climatica e chi si deve occupare della realizzazione, della manutenzione, della revisione delle infrastrutture operano per la stessa causa: la sicurezza del paese e dei suoi cittadini. Devono farlo senza risparmiare risorse e senza risparmiare tempo, imparando a conoscere il territorio e costruendo in armonia con esso.

Bisogna farlo in fretta. Il nostro territorio è debole. Potrebbe non esistere un’astronave così grande da poter mettere in salvo l’Italia intera.  

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Dott. Enzo de Gennaro
Direttore Responsabile
mediagraphic assistenza tecnico legale e soluzioni per l'innovazione p.a.