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( votes)Tra le tante cose dette su quanto accaduto a Milano il primo maggio una mi ha colpito in maniera più incisiva. Arriva dalla voce di Giuseppe Parazzini il notaio 70enne che al passaggio dei blackblock si è affacciato alla finestra del suo studio orgoglioso di esporre il tricolore. Parazzini è stato oggetto di una raffica di uova marcia ma è rimasto impassibile. In quel momento probabilmente pensava ai tanti lavoratori che hanno permesso ad Expo 2015 di poter arrivare all’inaugurazione. Ospite de L’Arena di Massimo Giletti Parazzini ha detto che ogni giorno arrivando a Milano notava e ammirava il fermento lavorativo che orbitava attorno all’Esposizione Universale: l’impegno dei lavoratori andava avanti mentre emergevano casi di corruzione. Expo è stata inaugurata il giorno della festa dei lavoratori. Ed è merito di questi se l’Esposizione Universale ha aperto i battenti. Gente che ci mette il cuore oltre che le braccia. Perché lavora pensando alla famiglia che dovrà sostenere con il proprio lavoro. E’ di lì che arriva l’amore per un lavoro. E’ nella motivazione. E quando c’è integrazione tra il fine e il mezzo per raggiungerlo i risultati saranno sempre i migliori. Lo si fa senza nemmeno pensarci. E’ una cosa naturale. Nel nostro paese però questa integrazione è spesso spezzata da condizioni al limite, dalla paura di essere licenziati, dalla precarietà di un contratto a termine.
Nel mondo degli appalti i lavoratori devono convivere con un’altra incognita. I vertici hanno ottenuto l’affidamento dei lavori con onestà? Un dubbio che non vuole essere espressione di giudizio nei confronti della condotta degli imprenditori, ma che è preoccupazione per la propria stabilità lavorativa. Un’ombra che si deve allontanare con la fiducia. Fiducia nel datore di lavoro e nel futuro. Se ci mettessimo nei panni di un operaio che scopre che sta lavorando per un’impresa che ha corrotto, come ci sentiremmo? La paura sarebbe il primo sentimento. Il panico di vedere i cantieri chiusi e il lavoro finire. Per colpa di altri. Poi c’è la delusione di essersi fidati di un imprenditore. Di aver creduto nella sua impresa. E di ritrovarsi per strada.
Ritrovarsi senza occupazione senza averne colpa. E’ questa la conseguenza più drammatica della corruzione. Spesso lo dimentichiamo. Pensiamo ai soldi intascati e al fatto che potrebbero non essere restituiti. Alle opere bloccate ma non ai posti di lavoro che si perdono. Un dramma di cui, probabilmente, imprenditori che agiscono senza la diligenza del buon padre di famiglia non avranno mai percezione. Perché altrimenti prima di agire penserebbero al rischio al quale stanno esponendo i propri dipendenti. E’ un po’ quello che sostiene Simon Sinek nella TED intitolata “Why good leaders make you feel safe”. Sinek paragona la figura del leader a quella del genitore: “Se pensate a che cosa significa essere un bravo genitore, che cosa desiderate? Che cosa fa di un genitore un bravo genitore? Ai nostri figli vogliamo dare opportunità, istruzione, sgridarli se necessario, tutto per farli crescere e raggiungere traguardi più importanti di quelli che abbiamo raggiunto noi. I grandi leader vogliono esattamente le stesse cose. Vogliono dare opportunità, istruzione, rimproveri se necessari, affermare l’autostima, dare l’occasione di provarci e di fallire, tutto per avere dei risultati migliori rispetto a quelli immaginati per se stessi. Charlie Kim, amministratore delegato dell’azienda Next Jump a New York, un’azienda di tecnologia, sostiene che se passaste momenti difficili in famiglia, prendereste mai in considerazione l’idea di licenziare uno dei vostri figli? Non lo fareste mai. Allora perché prendiamo in considerazione l’idea di licenziare il personale in azienda? Charlie ha implementato una politica di impiego per la vita. Se venite assunti a Next Jump, non potete essere licenziati per questioni di rendimento. In effetti, se avete dei problemi, vi insegneranno e vi daranno un sostegno, proprio come faremmo noi se uno dei nostri figli porta a casa un brutto voto da scuola. È l’esatto opposto”. La corruzione non è una delle qualità di un bravo leader e di un bravo genitore.
“La corruzione spuzza” ha detto Papa Francesco nella sua visita a Scampia del 21 marzo scorso. “Tutti noi abbiamo la possibilità di essere corrotti – ha detto il Pontefice -, nessuno di noi può dire: io mai sarò corrotto. No! E’ una tentazione, è uno scivolare verso gli affari facili, verso la delinquenza, verso i reati, verso lo sfruttamento delle persone. La società corrotta puzza! Un cristiano che lascia entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, ‘spuzza’! Capito?”. Anche la voce del Papa vede nella corruzione una strumentalizzazione delle persone che diventano inconsapevolmente lo strumento di un progetto disonesto.
Parazzini dal suo balcone di Viale Majno assisteva sconcertato al corteo di chi contestava Expo e pensava che protestare contro Expo significa protestare contro i tanti lavoratori che l’hanno resa possibile. Nonostante le difficoltà, i ritardi, il giro di tangenti e la conseguente incertezza del futuro. Loro sono andati avanti nonostante tutto. Donne e uomini che sono andati oltre la corruzione perché avevano sottoscritto un impegno e lo hanno onorato fino in fondo. “La grandezza del lavoro è all’interno dell’uomo” disse Papa Wojtyla.
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